Mio figlio non riesce a stare attento: quando è un disturbo dell'attenzione
Perché l'attenzione parte dal corpo.
Leggi l'articolo →Non serve un problema grave per chiedere un parere. Ecco sette situazioni concrete in cui una valutazione psicomotoria può fare la differenza.
"Vediamo se con il tempo passa." È la frase che sento più spesso da genitori che, mesi o anni dopo, avrebbero voluto muoversi prima. Chiedere il parere di uno psicomotricista non significa drammatizzare né "etichettare" tuo figlio: significa capire meglio, e sapere se e come sostenerlo.
Ecco sette segnali che, soprattutto se presenti insieme e in modo costante, meritano un'osservazione più attenta.
Salta da un'attività all'altra, non porta a termine ciò che inizia, sembra "sulle nuvole" anche quando gli parli. Quando la distrazione è costante e pesa sull'apprendimento, vale la pena approfondire: come racconto nell'articolo sui disturbi dell'attenzione, spesso l'attenzione va sostenuta a partire dal corpo.
Inciampa, urta gli oggetti, rifugge palla, bici e attività motorie. Dietro la goffaggine c'è quasi sempre uno schema corporeo ancora immaturo, che è utile aiutare a costruire.
Impugna male la matita, scrive a fatica, non rispetta righe e spazi, si disorienta nella pagina. La scrittura è un gesto motorio complesso: se le basi di coordinazione e organizzazione spaziale non sono mature, la difficoltà si vede subito.
Si isola, non si espone, va in ansia nelle situazioni di gruppo. Quando la timidezza limita il bambino o lo fa soffrire, il gioco psicomotorio può aiutarlo a costruire fiducia ed espressione.
Si arrabbia oltre misura, fatica a tollerare gli errori o le attese, "esplode" per piccole cose. Le difficoltà psico-affettive passano dal corpo, e dal corpo possono essere accompagnate verso una maggiore regolazione.
Ha raggiunto in ritardo alcune tappe (gattonare, camminare, correre, saltare) o le esegue con evidente insicurezza. Un'osservazione psicomotoria aiuta a leggere il quadro e a sostenere lo sviluppo.
Le maestre notano difficoltà di attenzione, motricità o relazione; oppure un pediatra, un logopedista o un altro specialista suggerisce un approfondimento. Vale la pena ascoltare queste segnalazioni e trasformarle in un'occasione di conoscenza.
Ogni bambino ha i suoi tempi. Un singolo comportamento, ogni tanto, rientra nella normalità. È la costanza e la combinazione di più segnali, nel tempo, a suggerire che un confronto può essere utile.
Il primo passo non è un "esame" e non è un giudizio. È un colloquio in cui ascolto la storia e le preoccupazioni della famiglia, seguito da un'osservazione del bambino attraverso il gioco e il movimento. Da lì capiamo insieme se e come procedere, con un progetto costruito su misura. Nessuna diagnosi affrettata, nessuna pressione: solo maggiore chiarezza.
Se anche solo uno di questi segnali ti ha fatto pensare a tuo figlio, non aspettare che "passi da solo". Un colloquio conoscitivo, senza impegno, è il modo più sereno per capire. Scopri le aree di intervento o scrivimi direttamente.
Un colloquio conoscitivo, senza impegno, ti aiuta a vedere più chiaro. Raccontami la situazione di tuo figlio.