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Attenzione

Mio figlio non riesce a stare attento: quando è un disturbo dell'attenzione

La disattenzione fa parte della crescita. Ma quando diventa un ostacolo — e perché il corpo è la chiave per ritrovare la concentrazione.

LS
Dott. Leonardo Spinosa
Psicomotricista Funzionale · Putignano
7 min di lettura

"Non sta fermo un attimo", "si perde nei suoi pensieri", "inizia mille cose e non ne finisce una". Sono tra le frasi che sento più spesso da mamme e papà che varcano la porta del mio studio a Putignano. La disattenzione è una delle preoccupazioni più comuni — e anche una delle più fraintese.

Perché tra un bambino semplicemente vivace e un bambino con un reale disturbo dell'attenzione c'è una differenza importante. E, soprattutto, perché l'attenzione non è una questione di "buona volontà": è una funzione che nasce e si organizza nel corpo.

Disattenzione o disturbo dell'attenzione?

La capacità di mantenere l'attenzione cresce con l'età. Un bambino di quattro anni si concentra per pochi minuti; a otto o nove anni i tempi si allungano, ma restano molto lontani da quelli di un adulto. Distrarsi, muoversi, annoiarsi in fretta è quindi del tutto normale.

Il quadro cambia quando la difficoltà è costante, presente in contesti diversi (a casa, a scuola, nel gioco) e quando inizia a pesare sull'apprendimento, sull'autostima o sulle relazioni. In questi casi vale la pena osservare con più attenzione, senza allarmismi ma senza rimandare.

I segnali che vale la pena osservare

  • Fatica a portare a termine attività anche brevi, salta da un'occupazione all'altra.
  • Sembra "non ascoltare" anche quando gli si parla direttamente.
  • Perde spesso il filo, dimentica consegne e oggetti.
  • Ha bisogno di muoversi continuamente, fatica a stare seduto.
  • Si scoraggia in fretta di fronte a compiti che richiedono concentrazione.
Un punto importante

L'attenzione non è solo "concentrazione mentale". È il risultato di come il bambino regola il proprio corpo, il tono muscolare, l'equilibrio e la relazione con lo spazio. Ecco perché non basta chiedergli di "stare più attento".

Perché l'attenzione parte dal corpo

La psicomotricità funzionale, la scienza fondata dal professor Jean Le Boulch, parte da un'idea semplice e potente: mente, emozioni e movimento sono un'unica realtà. Un bambino che non ha ancora organizzato bene la percezione del proprio corpo e dello spazio intorno a sé spende molte energie solo per "stare al mondo" — e gliene restano poche per ascoltare, seguire, memorizzare.

Un tono muscolare poco regolato, un equilibrio incerto, una coordinazione ancora immatura possono manifestarsi proprio come irrequietezza e distrazione. Lavorare su queste basi significa liberare risorse per l'attenzione e, di conseguenza, per l'apprendimento.

"La capacità di conoscere e quindi di apprendere è strettamente basata sul funzionamento degli apparati sensorimotori del cervello."

Come interviene la psicomotricità funzionale

Il mio lavoro non consiste nel "far fare esercizi di concentrazione". Consiste nel proporre situazioni di gioco e movimento, calibrate sul singolo bambino, che lo aiutano a:

  • regolare il tono e trovare la giusta "misura" del proprio corpo;
  • organizzare lo spazio e il tempo (davanti/dietro, prima/dopo, ritmo);
  • sostenere l'attenzione per tempi via via più lunghi, con successo;
  • ritrovare fiducia, perché sperimenta di riuscire.

È un percorso di prevenzione e recupero, sempre personalizzato. Quando è presente una valutazione clinica — di un neuropsichiatra, di uno psicologo — la integro con piacere, lavorando in continuità con gli altri professionisti e con la scuola.

In pratica, in seduta

Attraverso percorsi motori, giochi di equilibrio, attività ritmiche e situazioni che richiedono di aspettare, scegliere, organizzarsi, il bambino allena l'attenzione senza nemmeno accorgersene. Il gioco diventa la strada più naturale per costruire competenze che poi si trasferiscono al banco di scuola.

Domande frequenti

La psicomotricità funzionale cura l'ADHD?
No, non è una cura medica e non sostituisce la valutazione di neuropsichiatri o psicologi. È un intervento educativo complementare che lavora sulle basi funzionali dell'attenzione e si integra con gli eventuali percorsi clinici in corso.
Da che età si può intervenire sui problemi di attenzione?
Si può lavorare fin dalla scuola dell'infanzia. Prima si sostiene lo sviluppo, più è semplice organizzare l'attenzione attraverso il gioco e il movimento, prima che la difficoltà pesi sull'apprendimento.

Se ti sei riconosciuto in queste righe, il primo passo non è preoccuparsi: è osservare e, se serve, chiedere un parere. Un colloquio conoscitivo aiuta a capire cosa c'è dietro la distrazione e se un percorso psicomotorio può essere utile a tuo figlio. Scopri di più sulle aree di intervento o contattami direttamente.

LS
L'autore

Dott. Leonardo Spinosa

Psicomotricista funzionale formato alla Scuola Jean Le Boulch, educatore professionale socio-pedagogico ed esperto in teatroterapia. Consigliere Regionale APEI 2021/2024. Riceve a Putignano (BA) e segue le famiglie di tutta la Valle d'Itria.

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