Bambino goffo e poco coordinato: cosa ci dice il movimento
Le fondamenta nascoste di lettura, scrittura e fiducia.
Leggi l'articolo →La disattenzione fa parte della crescita. Ma quando diventa un ostacolo — e perché il corpo è la chiave per ritrovare la concentrazione.
"Non sta fermo un attimo", "si perde nei suoi pensieri", "inizia mille cose e non ne finisce una". Sono tra le frasi che sento più spesso da mamme e papà che varcano la porta del mio studio a Putignano. La disattenzione è una delle preoccupazioni più comuni — e anche una delle più fraintese.
Perché tra un bambino semplicemente vivace e un bambino con un reale disturbo dell'attenzione c'è una differenza importante. E, soprattutto, perché l'attenzione non è una questione di "buona volontà": è una funzione che nasce e si organizza nel corpo.
La capacità di mantenere l'attenzione cresce con l'età. Un bambino di quattro anni si concentra per pochi minuti; a otto o nove anni i tempi si allungano, ma restano molto lontani da quelli di un adulto. Distrarsi, muoversi, annoiarsi in fretta è quindi del tutto normale.
Il quadro cambia quando la difficoltà è costante, presente in contesti diversi (a casa, a scuola, nel gioco) e quando inizia a pesare sull'apprendimento, sull'autostima o sulle relazioni. In questi casi vale la pena osservare con più attenzione, senza allarmismi ma senza rimandare.
L'attenzione non è solo "concentrazione mentale". È il risultato di come il bambino regola il proprio corpo, il tono muscolare, l'equilibrio e la relazione con lo spazio. Ecco perché non basta chiedergli di "stare più attento".
La psicomotricità funzionale, la scienza fondata dal professor Jean Le Boulch, parte da un'idea semplice e potente: mente, emozioni e movimento sono un'unica realtà. Un bambino che non ha ancora organizzato bene la percezione del proprio corpo e dello spazio intorno a sé spende molte energie solo per "stare al mondo" — e gliene restano poche per ascoltare, seguire, memorizzare.
Un tono muscolare poco regolato, un equilibrio incerto, una coordinazione ancora immatura possono manifestarsi proprio come irrequietezza e distrazione. Lavorare su queste basi significa liberare risorse per l'attenzione e, di conseguenza, per l'apprendimento.
"La capacità di conoscere e quindi di apprendere è strettamente basata sul funzionamento degli apparati sensorimotori del cervello."
Il mio lavoro non consiste nel "far fare esercizi di concentrazione". Consiste nel proporre situazioni di gioco e movimento, calibrate sul singolo bambino, che lo aiutano a:
È un percorso di prevenzione e recupero, sempre personalizzato. Quando è presente una valutazione clinica — di un neuropsichiatra, di uno psicologo — la integro con piacere, lavorando in continuità con gli altri professionisti e con la scuola.
Attraverso percorsi motori, giochi di equilibrio, attività ritmiche e situazioni che richiedono di aspettare, scegliere, organizzarsi, il bambino allena l'attenzione senza nemmeno accorgersene. Il gioco diventa la strada più naturale per costruire competenze che poi si trasferiscono al banco di scuola.
Se ti sei riconosciuto in queste righe, il primo passo non è preoccuparsi: è osservare e, se serve, chiedere un parere. Un colloquio conoscitivo aiuta a capire cosa c'è dietro la distrazione e se un percorso psicomotorio può essere utile a tuo figlio. Scopri di più sulle aree di intervento o contattami direttamente.
Un colloquio conoscitivo, senza impegno, è il modo migliore per partire. Raccontami la situazione: capiremo insieme come muoverci.